RIFLESSIONI

TASSA SUI RIFIUTI RACCOLTI IN MARE DAI PESCATORI

UNA VERGOGNA SENZA PRECEDENTI

Nuova tassa dell’Europa sui rifiuti pescati in mare e conferiti in porto dai pescherecci, arriva lo stop del presidente della commissione regionali Affari europei ed internazionali, «Una penalizzazione ingiusta ai piccoli porti ed alle loro marinerie.».

L’atto elaborato dall’Europa relativo agli impianti portuali di raccolta per il conferimento dei rifiuti delle navi, compresi i pescherecci”, modificherebbe le attuali disposizioni in materia, introducendo una tariffa a carico degli armatori delle navi e dei pescatori per il deposito a terra dei rifiuti rinvenuti in mare, diversi dai residui del carico e dai rifiuti prodotti dall’imbarcazione stessa.

Una norma assurda che penalizza i proprietari delle navi ed in particolare i pescatori, sui quali graverebbero ulteriori costi. Spese da sostenere, per di più, per fornire quello che è di fatto un servizio alla comunità per la pulizia del mare. La norma penalizza anche i piccoli porti che dovranno dotarsi di nuovi impianti di conferimento. Ma si tratta anche di disposizioni che frenano l’obiettivo di liberare il mare da plastiche ed altri materiali inquinanti che quotidianamente vengono recuperati dai pescherecci durante la loro consueta attività. Appare, dunque, paradossale che invece che incentivare le operazioni di recupero dei rifiuti svolte dagli equipaggi, li si tassi per il lavoro che svolgono. Ricordo che attualmente pescherecci e navi corrispondono tariffe per lo smaltimento dei rifiuti di bordo prodotti dalle stesse imbarcazioni.

PESCA PROFESSIONALE E MUTAMENTI CLIMATICI

Gaeta soffre come gran parte dell’Italia

I cambiamenti climatici danneggiano non solo l'agricoltura ma anche le attività di pesca. Negli ultimi 10 anni per il susseguirsi delle cattive condizioni meteorologiche le giornate trascorse in mare dalle imbarcazioni professionali italiane sono calate del 23%.

Se nel 2004 ogni imbarcazione usciva in mare mediamente 150 giorni l'anno, oggi non si superano i 116 giorni, vale a dire 34 giorni in meno, con un danno economico di svariati milioni di euro.

Per i prossimi giorni sui mercati italiani ci sarà una minor offerta di pesce nazionale fino al 40%. Nubifragi, vento e neve riconducibili a Buran, hanno, infatti, costretto molti pescherecci a restare fermi in porto; a soffrire di più è stato il versante adriatico, dove in alcune marinerie il 100% della flotta non è riuscita a lavorare affatto.

Al problema del calo delle attività si è aggiunto anche quello della viabilità e dei trasporti che, in alcune zone, hanno reso difficile il conferimento dei prodotto nei mercati ittici. Il problema è la commercializzazione del pesce portato a terra, visto che il traffico stradale è in fortissima difficoltà tra neve, ghiaccio e in alcuni casi alberi caduti.

Queste ondate di maltempo hanno il loro effetto non solo nell'immediato, limitando l'attività di pesca, ma spesso lasciano pesanti strascichi per quanto riguarda l'insabbiamento dei porti, un fenomeno molto diffuso: uno di questi è il Garigliano.

Sono diverse le marinerie italiane 'rovinate' dall'azione erosiva del moto ondoso, dove le forti mareggiate non solo impediscono ai pescatori di uscire in mare ma in caso riescano a prendere il largo, anche di rientrare.

Minturno, Formia, Gaeta, Sperlonga, Ponza, Ventotene, Terracina, Sabaudia, San felice Circeo, tutti i porti pescherecci stanno subendo le conseguenze dei mutamenti climatici e la risposta è quasi sempre la stessa: demolire!

RETI PIENE DI “RESTE”: TUTTO TACE! PICCOLA PESCA IN CRISI

AL MOLO LA QUERCIA TUTTO COME PRIMA

Abbiamo visto le immagini dei pescatori professionali che hanno le imbarcazioni da pesca ormeggiate presso il Porticciolo La Quercia di Formia pulire le reti dalle “reste” utilizzate per l’allevamento delle cozze.
Fortunatamente il Comune di Formia, in accordo e con la Guardia Costiera, si è preoccupato di smaltire l’intero “pescato” (rifiuti speciali), senza sobbarcare di ulteriori oneri gli addetti del comparto ittico.
Oltre diecimila euro i danni subiti tra reti tagliate e inservibili e quelle strappate dalla corrente perché piene di questi rifiuti altamente inquinanti per l’ecosistema marino.
La cosa per la quale rimango stupito è l’assoluta indifferenza di alcuni amministratori locali e di enti e associazioni che in occasione di manifestazioni si fregiano del titolo di paladini dell’ambiente e gridano al lupo per l’eventuale installazione di un impianto di mitilicoltura e invece in questo specifico caso, che è sotto gli occhi di tutti, scompaiono per riapparire probabilmente nella prossima campagna elettorale.

Fondazione Angelo Vassallo “Il Sindaco Pescatore”

ROSOLINA: TURISMO E MOLLUSCHICOLTURA

Da Rosolina (RO) è partita la rivoluzione legata al rinnovamento dell'attività di molluschicoltura in Italia. La Moceniga Pesca è stata la capofila, l'azienda che prima di tutte le altre ha saputo interpretare la norma legata ai decreti legislativi di orientamento garantendo tracciabilità e sicurezza per il consumatore finale.

Sul numero di giugno 2017 di Italia Più un interessante servizio su Moceniga Pesca e sulla professionalità che da sempre contraddistingue l'amministrazione e i collaboratori della società.

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MOLLUSCHICOLTURA POLESANA MANCA UN PIANO DI GESTIONE PER LA RACCOLTA DEL SEME

Il seme di vongola rappresenta una risorsa per tutti coloro che praticano correttamente la molluschicoltura.

Questa attività inizia con la pulizia del fondale, la semina e la successiva raccolta.

Si discute sempre del ricorso al prelievo del prodotto seme in via emergenziale senza effettuare una seria programmazione come fu fatto nel 2009 nel protocollo tra le Province di Venezia, Rovigo e Ferrara.

La sperimentazione della idrorasca fu fatta all’inzio degli anni 2000 proprio in Polesine, dai consorzi operanti nelle lagune di Rosolina e Porto Viro e successivamente è stata introdotta nelle province di Venezia e Ferrara.

A Goro, ad esempio, contrariamente a quanto succede in Polesine o meglio nel compartimento marittimo di Chioggia si è autorizzati ad uscire con l’attrezzo “idrorasca” anche nelle acque marittime.

Si rende quindi indispensabile e di vitale importanza equiparare il sistema di prelievo del Veneto a quello più avanzato e concorrenziale dell’Emilia Romagna.

Perché il riferimento è a Goro? - Perché le concessioni delle aree nursery sono in acque marine e non come nel Polesine dove le aree si trovano in acque interne.

Le fratture tra gli operatori sono sempre provocate da coloro che preferiscono dividere per comandare piuttosto che unire per condividere un percorso comune.

L’emergenza riguarda la comunità, proprio come la programmazione, ed è per questo che tutti devono scrivere le regole che poi devono rispettare.

Alcune aree sono improduttive, e questo è sotto gli occhi di tutti.

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