COMUNICATI

NON È A ROMA CHE SI DECIDE IL FUTURO DELLE CONCESSIONI DEMANIALI STABILIMENTI BALNEARI E AMBULANTI A RISCHIO “CHIUSURA”

L’avvocato generale della Corte di giustizia europea Maciej Szpunar si è espresso a proposito della battaglia di alcuni imprenditori turistici italiani; contenzioso che è finito di fronte alla Corte di Giustizia di Lussemburgo. Szpunar ha ritenuto fondati i dubbi espressi dai Tar di Lombardia e Sardegna, secondo i quali prorogare automaticamente la concessione demaniale a favore del privato senza ricorrere a una gara di evidenza pubblica è una limitazione della concorrenza e del libero mercato.

La direttiva europea 123 del 2006, meglio conosciuta come Bolkestein, «impedisce alla normativa nazionale di prorogare in modo automatico la data di scadenza delle concessioni per lo sfruttamento economico del demanio pubblico marittimo e lacustre». La direttiva Bolkestein sta rivoluzionando non solo il mondo delle concessioni del litorale ma anche la vita dei molti ambulanti che fanno mercati. Ad andare all’asta presto non saranno solo le spiagge ma anche le piazzole in cui i commercianti parcheggiano furgoni e bancarelle.

Dal 2009 il settore è andato avanti grazie ad una proroga, una “pezza a colori”.
I Governi cambiano e un Paese che ha costruito la propria economia sul turismo rischia di “andare all’asta” per essere acquistata da grossi capitalisti e imprenditori con capitali di dubbia provenienza.

I Nostri Parlamentari e Governatori Regionali avrebbero dovuto occuparsi del problema quando la Bolkestein ha visto la luce, con Germania e Francia prontissime a salvare da qualsiasi conseguenza negativa le loro attività commerciali escludendole dall’ambito di applicazione della direttiva Servizi.
L’Italia, purtroppo, non l’ha fatto e ora sta per arrivare il conto.
Se l’Europa boccia la proroga, tutte le concessioni in mano ai balneari non saranno più valide, perché la scadenza tornerà quella originaria. Cioè il 31 dicembre appena trascorso.
Questa Europa conferma di avere il baricentro spostato verso nord, esattamente come accaduto per la pesca professionale, un nord Europa che, non avendo questi problemi penalizza fortemente le coste italiane, spagnole e del sud della Francia.
Governo pronto a trattare con l’Europa per chiedere proroghe “sufficienti” perché gli operatori balneari rientrino dagli investimenti e a prevedere indennizzi per chi perderà le gare pubbliche.
Lo annuncia il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta tentando di placare le ire dei balneari, preoccupati che la direttiva Bolkestein, che prevede la messa a gara per le concessioni demaniali, diventi realtà già dal 2018, visto che l’avvocatura della Corte di giustizia europea si è espressa contro la possibilità di proroga al 2020.
La sentenza della Corte arriverà a maggio, ma il settore preme perché il Governo si attivi velocemente. «Dobbiamo accelerare», spiega Baretta, «sia mettendo a punto la legge sul demanio, sia andando a trattare con l'Unione europea su due fronti: durata delle concessioni e indennizzi per gli operatori. La durata deve essere sufficientemente lunga per remunerare gli investimenti e vanno previsti indennizzi per coloro che le gare non le vinceranno ma che hanno investito. Deve essere chiaro che le gare si faranno, il termine può certamente essere spostato in avanti, ma da subito dobbiamo creare le condizioni perché poi il meccanismo funzioni bene».
L’apertura agli indennizzi viene colta bene da molti balneari che però chiedono che si metta mano subito alla materia nel complesso.

Sulle concessioni balneari il Governo Renzi sta portando a casa una sconfitta epocale che avrà conseguenze disastrose per migliaia di imprenditori balneari del nostro Paese. Perché la bocciatura in arrivo dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea rappresenta una vera e propria mazzata per il settore turistico italiano che rischia di essere messo in ginocchio per colpa di una Direttiva UE completamente sbagliata e pericolosissima come la Bolkestein e per l’evidente incapacità del Governo italiano che in questi anni non ha saputo e voluto fare una Legge chiara che normasse il settore balneare e tutelasse le nostre aziende, come invece hanno fatto altri Paesi come la Spagna.
Le Cozze sono un problema legato all’ambiente e al turismo, un equilibrio che sta diventando sempre più precario a causa della pessima gestione dei parlamentari italiani in sede comunitaria e della politica che parte dal basso.
E allora smettiamola di illudere le persone che questo o quell’interessamento può salvare il mare dall’inquinamento e gli stabilimenti balneari da essere messi all’asta: creiamo le condizioni affinché si possa porre rimedio a queste situazioni emergenziali e che in futuro possano essere rappresentanti competenti in materie specifiche a trattare le varie problematiche sollevate.

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